Che gli eroi del mito abbiano un rapporto complicato con l’amore è storia nota.
Basti pensare a Zeus, padre degli dei, che ciclicamente si trasforma in toro, tafano, pioggia d’oro, Justin Bieber, per circuire quante più umane gli capitino a tiro. Ed è pure sposato con Giunone che si incazza con Paride perché dice che Afrodite è più bella di lei (cosa probabile, ma chissenefrega), ma lascia correre sulle corna del marito (boh, saprà lei).
Per non parlare di Achille e di Agamennone che si contendono Briseide come se fosse l’olio denso dell’Estetista Cinica e per di più Achille, nell’accampamento greco, aveva già Patroclo che lo aspettava nella tenda.
Dunque se ora vi racconto la storia di Pigmalione, non vi stupirete nel trovare l’ennesimo disagiato.
Quante volte noi ne abbiamo incontrato uno, però? E quante siamo stati invece proprio noi il disagio in una relazione?
E allora beccatevi questa storia, perché ritengo sia una di quelle in cui la maggior parte di noi si può specchiare.
I miti e gli scrittori non sono concordi sulle vicende di Pigmalione, ma la versione che preferisco è quella di Ovidio che dice che Pi era un artista giovane, conosciuto nel mondo greco, ma, nonostante questo, non riusciva a trovare una fidanzata perché era solo circondato da tipe che si facevano i selfie in bagno con le bocche a culo di gallina.
[In realtà lui diceva in giro che erano troppo libere e leggere. Oggi non potrebbe esprimersi in questo modo, per fortuna. Ma, si sa, ai tempi, le donne non contavano nulla, quindi innanzitutto, se Pi vivesse ai giorni nostri, avrebbe bisogno di un bel corso sulla parità di genere].
Dunque passeremo sopra a questo aspetto e ci concentreremo sul fatto che Pigmalione era così disperato che la fidanzata che se la realizza da solo, scolpendola nell’avorio.
E questa tizia gli viene così figa e perfetta che lui se ne innamora perdutamente e prega gli dei di farla diventare una donna in carne e ossa.
Ho già capito che volete chiedere, piccoli cuori maliziosi: sarà mica una di quelle amichette di plastica che si comprano online? Imballo anonimo, massima riservatezza.
No, niente di tutto questo.
Il giovane artista ha ricevuto per tutta la vita dei gran due di picche, è sempre uscito con una serie tipe di Tinder che prima ti riempiono di moine e poi ti ghostano e dunque, dopo un po’, ha perso le speranze. Così quando scolpisce Galatea (così si chiama lei secondo Ovidio), gli sembra un miracolo.
Okay, all’inizio Pi si comporta in un modo un po’ cringe, diremmo oggi. Ovidio usa un asindeto, che è la sintassi della concitazione: “la bacia, le parla, l’abbraccia”. Bon, ormai Pigmalione è andato, si è messo ad amoreggiare con una statua.
Ma non è finita qui. Nei versi successivi leggiamo che il nostro artista ha anche un certo riguardo nei confronti della sua creatura, si comporta da perfetto gentiluomo, le fa dei regali, la accarezza, la stende per terra, ma sta attento a non farle battere la testa, la tocca, ma fa piano perché ha paura di procurarle qualche livido.
Pronto? Parlo con la neuro?
Va be’, ragazzi, vi ricordo che è tutta una metafora. Aspettiamo a preoccuparci per lui.

Quando, dopo tante preghiere, finalmente la fanciulla diventa umana, lui è al settimo cielo. Vorrebbe sbocciare, ma Ovidio sta cauto e ci avverte fin da subito:
“Stupito, felice, ma incerto e timoroso d’ingannarsi | più e più volte l’innamorato tocca con la mano il suo sogno”.
Le parole sono importanti e di certo un poeta come lui non le usa a caso. Un sogno può essere una roba tipo: “Minchia che sogno poter vivere ai Caraibi!”, oppure anche un’illusione. Ed è proprio nell’intercapedine questa polisemia che si insinua il dubbio, il nostro e quello di Pigmalione.
Ovidio lo sa bene, la felicità è gioia e dolore allo stesso tempo, perché quando finalmente arriva, ecco che abbiamo paura di perderla.
Pigmalione non tocca solo Galatea, ma tocca il suo sogno impossibile, il capolavoro che ha preso vita.
Ma perché proprio ora Pigmalione si prende così male? Del resto finalmente ha ciò che vuole: arte e amore si fondono in una combo unica. Cosa può andare storto?
Ci risponde Carmen Consoli, un botto di anni dopo rispetto a lui e anche a Ovidio.
Quest’ultima, insieme a Mario Venuti, scrive una ballata che si chiama “Amore di plastica” e, anche se forse inconsciamente, parla a tutti i Pigmalione che siamo e che conosciamo.
“Non sei per nulla obbligato a comprendermi | quasi non sento bisogno di insistere”
Okay, secondo il mito, Pi sposerà Galatea e ci figlierà pure, tutto bene quel che finisce bene, eccetera… ma: immaginiamo per un attimo che Galatea si riveli quel tipo di persona che si scorda del compleanno di Pigmalione, o lo tratta con sufficienza, o lo ignora quando parla di arte o roba simile.
A quel punto il nostro artista sarà fottuto. Perché, per quanto lei lo tratti come uno scendiletto, lui continuerà a ripetersi: “Non può essere tanto stronza, alla fine l’ho creata io”.
“E tu che mi offrivi un amore | di plastica | ti sei mai chiesto se onesto | era illudermi.”
Carmen Consoli ci sta invitando a difenderci dagli amori superficiali e finti, di quel tipo che ci possono solo fare male.
Quante volte ci capita di incontrare qualcuno che sembra fatto per noi. Magari proprio perché stiamo soffrendo da un pezzo e non ci sembra vero che esista un individuo così perfetto. E allora indugiamo nella nostra fantasia e non ci rendiamo conto che, come Pigmalione, siamo stati noi stessi a plasmare l’immagine di quella persona, fatta ad hoc, il nostro incastro bellissimo.
“Ma come posso dare l’anima | riuscire a credere | che tutto sia più o meno facile |quando è impossibile | volevo essere più forte | di ogni tua perplessità.”
E poi arriva la realtà quotidiana in cui quel qualcuno si mostra per quello che è: egoista, meschino, magari pure un po’ narcisista.
Così vai avanti e avanti in quella relazione che ti fa male, solo perché non può, non deve essere così lontana dal tuo capolavoro.
L’unica soluzione per uscirne è capire, magari ascoltando Carmen Consoli:
“Ma io non posso accontentarmi | se tutto quello che | sai darmi | è un amore di plastica.”
“Manu sua vota retractat” – “con la mano tocca i suoi sogni”.
E forse, come per Pigmalione, capire che ci troviamo solo davanti a un sogno, è il momento in cui diventiamo liberi da tutti gli amori di plastica.

Lascia un commento