“Tristano e Isotta” era il best seller del Medioevo, tipo “Cinquanta sfumature di grigio”, per intenderci: piaccia o meno, tutti sanno di cosa tratta. Il romanzo ha successo non solo causa penuria, ai tempi, di scrittori, di stimoli, nonché di romanzi da leggere (sì, forse anche), ma soprattutto perché quella di Tristano e Isotta è una storia di origine antica (un mito celtico) che è stata riprodotta e imitata allo sfinimento nelle epoche successive.
In classe abbiamo letto qualcosa della versione di Tomas d’Angleterre che si chiama “Roman de Tristan”.
Il contesto è quello del romanzo cortese, uno dei primi esperimenti di letteratura in lingua volgare e non più in latino. Che è una scelta coraggiosa perché si parla tanto di “latino lingua morta”, ma gira e rigira resta in piena salute anche oggi. Chiedete un po’ che ne pensano gli studenti del classico, o quelli che guadagnano 50 euro all’ora dando ripetizioni di lingue morte.
Comunque sia, questa innovazione comincia in Francia, con la lingua d’oïl e poi sarà la moda della letteratura “in” nei secoli a venire. Gli scrittori si esercitano in alcuni generi letterari, uno di questi è appunto il romanzo cavalleresco che parla di imprese virtuose dei cavalieri miscelate con un pizzico d’amore (che piace sempre al pubblico).
Per intenderci è il genere che accoglie anche le vicende di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Non vi parlerò di mago Merlino, state sereni, ma di questa versione perduta e ritrovata di Tristano e Isotta.
Partiamo dal presupposto che di Isotta ce ne sono due, la prima è Isotta la Bionda, moglie di Marco, re di Cornovaglia, nonché zio di Tristano.
Tristano e Isotta la B. bevono per sbaglio un filtro d’amore e ovviamente vengono travolti da una passione reciproca senza scampo.
E allora, va bene che nel medioevo l’adulterio non era tollerato e dunque punito severamente, ma in linea generale non è che sia proprio il massimo farsi la moglie di tuo zio. Infatti, quando vengono sgamati, automaticamente vengono condannati a morte.
Per evitare che le loro teste saltino, Tristano decide saggiamente di trasferirsi in Bretagna dove incontra un’altra donna che, caso vuole, si chiama di nuovo Isotta, per gli amici: Isotta dalle Bianche Mani, e diventa re.
Mi viene in mente mio zio Mario che, in gioventù, ha avuto un paio di storie importanti: due ragazze, una dopo l’altra, che si chiamavano entrambe Erika. E tutti in famiglia pensavamo che la sua scelta fosse di comodo, dettata dal fatto che la prozia tendeva a confondere i nomi dei nostri partner.
Comunque, vicenda di zio Mario a parte, Tristano non è innamorato della seconda Isotta e quindi non consuma neanche il matrimonio.
Isotta dalle Bianche Mani: fuori di testa, ovviamente.
Un giorno, poi, Tristano viene colpito da un dardo avvelenato e chiaramente non si sente tanto bene e così, come capita a chiunque quando sta male, vuole accanto a sé la persona da cui si sente protetto e amato.
Così chiama Isotta la Bionda. (Probabilmente le manda una lettera, perché allora non c’era whatsapp).
Isotta la B. ovviamente accorre al volo, mentre Isotta dalle Bianche mani è sempre più rosa dalla gelosia.
Così, mentre Isotta1 sta arrivando, Isotta2 racconta una balla al marito agonizzante, ossia che la nave che si sta avvicinando alla loro terra espone delle vele nere, segno convenzionale ed inequivocabile che Isotta la Bionda è passata a miglior vita durante il viaggio.

Così Tristano, apprendendo la notizia, muore di dolore.
Eh sì, raga, a volte va così.
Poi, anche se non sono medico, mi sentirei di aggiungere che la freccia avvelenata potrebbe aver contribuito al decesso. Si sa, però, la morte d’amore fa effettivamente più scena.
Nel frattempo Isotta la Bionda sbarca in Bretagna e si accorge subito che il clima non è dei migliori: tutti vestiti di nero, tristi, le campane suonano a morto: “Maronna, ma che succede?”
In questo modo lei apprende, consultando la gente del posto, che è lutto nazionale perché il re non c’è più.
Così Isotta1 va fuori di testa e raggiunge Tristano al suo capezzale, dove, a sua volta, muore di dolore.
In traduzione leggiamo: “Tristano morì per il suo amore, e la bella Isotta muore per tenerezza”, ma in lingua d’oïl è ancora più bello perché “amur” e “tendur” fanno rima. Figata.
Questo testo è d’importanza fondamentale perché preso a modello da un fracco di scrittori a venire.
La vicenda somiglia a quella di Paolo e Francesca all’inferno, per esempio: Dante infatti non nasconde mai di essersi abbuffato di letteratura medievale.
In particolare, però, però vi sarà venuta in mente la famosa storia di “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, tra tutte le storie d’amore, la più tragica di sempre e che credevamo tanto originale.
Ora viene il punto più importante, perché raccontare a voi di questi due amanti sfortunati?
In primo luogo perché è fondamentale sapere da dove vengono le trame che noi riteniamo intramontabili. Secondo, perché i miei alunni sedicenni hanno accolto questa parte fenomenale del programma con tiepido interesse (as usual, per gli adolescenti), ma soprattutto perché con questa storia è facile rimorchiare.
Allora, al prossimo date di Tinder, invece di raccontare che avete un cane di nome Poldo e che nel tempo libero fate crossfit (tanto, nel caso, si vede), parlate di Tristano e Isotta e vedrete che avrete successo. Parola di popprof.

Lascia un commento